Musicoterapia

Che cos’è la musicoterapia?

Kenneth Bruscia ci regala una breve e incisiva definizione della materia:

“La musicoterapia è un processo finalizzato in cui il terapeuta aiuta il cliente a migliorare, mantenere o ristabilire uno stato di benessere, usando esperienze musicali e le relazioni che si sviluppano loro tramite come forze dinamiche di cambiamento”(1987).

La musica dà quindi la possibilità di percepire, conoscere ed esprimere le proprie emozioni avvalendosi del linguaggio non verbale.

La pratica musicoterapica può essere distinta in attiva (suonare) e recettiva (ascoltare) così come in diversi modelli. I più noti e validati sono:

  • Il modello Benenzon che propone una concezione della musicoterapia come “disciplina che utilizza il suono e il movimento per provocare effetti regressivi”. Questa premessa rivela che alla base della concezione della musicoterapia di Rolando Benenzon (musicista e psicologo argentino) vi sono presupposti teorici di tipo psicoanalitico. Benenzon considera la musicoterapia una disciplina paramedica, che trova le sue basi scientifiche nell’ambito clinico e terapeutico. Il principio sostanziale del metodo (ISO) consiste nel rispecchiamento del paziente da parte dell’operatore e nella apertura di un canale di comunicazione di livello regressivo e di natura squisitamente sonora. Il musicoterapeuta dovrà sfruttare i canali di comunicazione aperti precedentemente, dovrà elaborare un’ipotesi sull’ISO (Identità Sonora) del paziente e tentare una integrazione con la produzione sonora proposta dallo stesso.
  1. La Musicoterapia creativa di Paul Nordoff e Clive Robbins, un musicista ed uno psicopedagogista inglesi, che hanno imposto un loro metodo rivolto a bambini affetti da disturbi lievi e gravi di apprendimento (inclusa la sindrome di Down), a pazienti affetti da autismo, a pazienti affetti da disabilità psico-fisiche, a pazienti affetti da disturbi dell’udito. Questo metodo, di marcata matrice educativo-pedagogica, prevede una seduta di gruppo in cui si imparano diversi ritmi per aiutare i movimenti del corpo e la coordinazione. La musica “suonata”è collocata al centro dell’esperienza e le risposte musicali costituiscono il materiale principale per l’analisi e per l’interpretazione.
  2. La Musicoterapia Analiticamente Orientata, che consiste in uno sviluppo di quella che inizialmente era chiamata “Musicoterapia Analitica”. Il modello, elaborato dalla violinista Mary Priestley negli anni ’70, pone le proprie basi nella psicoterapia analitica di stampo Junghiano. Il metodo è da lei definito come segue : “Musicoterapia analitica è il nome che è prevalso dall’uso simbolico, orientato analiticamente, di musica improvvisata dal musicoterapeuta e dal paziente”. È utilizzata come mezzo creativo per esplorare la vita interiore del paziente in modo da disporre di una via verso la crescita ed una maggiore auto-conoscenza.
  3. La BMT detta anche Musicoterapia Comportamentale, teorizzata da Clifford Madsen, si è sviluppata particolarmente negli USA ed ancora costituisce negli Stati Uniti il modello principale di intervento musicoterapico. È un metodo che predilige l’uso della musica come rinforzo contingente o come stimolo per aumentare o modificare comportamenti adattivi o eliminare comportamenti distorti. Il Musicoterapeuta Comportamentista utilizza tecniche di sensibilizzazione, desensibilizzazione, condizionamento, rilassamento.
  4. Il metodo GIM, che è stato elaborato da Helen Bonny agli inizi degli anni settanta. Esso utilizza la potenzialità della musica come evocatrice d’immagini e come strumento di esplorazione all’interno della coscienza. Bonny ritiene che la musica possegga la capacità di entrare a fondo nella coscienza per modificare la condizione fisica, emozionale, intellettuale e spirituale. I trattamenti consistono in un’esplorazione di sé centrata sulla musica ed utilizza specifici programmi musicali per stimolare e sostenere l’apertura dinamica di esperienze interiori, offrendo alle persone la possibilità di integrarle.

I principi base di questa disciplina sono:

  • Il paziente è parte attiva della terapia,
  • Il rapporto di fiducia e l’accettazione incondizionata rispetto al paziente come elementi fondanti;
  • L’adattamento e la personalizzazione delle tecniche utilizzate;
  • Lo scambio reciproco di proposte fra utente e musicoterapeuta;
  • La creazione di una relazione grazie al suono;

 

Questa disciplina interviene fornendo sostegno nelle più diverse situazioni quali i disturbi specifici dell’apprendimento, i disturbi dello spettro autistico, il ritardo mentale, le demenze, i disturbi alimentari così come psicosi, disturbi dell’umore e molteplici patologie in bambini, adolescenti, adulti e anziani.

 

Ho avuto modo di specializzarmi in questa vasta materia di studio presso la scuola G. Ferrari di Padova e di praticare la professione presso la clinica di Villa Igea (Modena).

Per informazioni: info@lorenzomantovani.it

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